Oneri CTS e CTSm in bolletta: cosa sono e come evitarli

Chi ha letto i nostri precedenti articoli avrà già compreso quanto, per noi, sia importante far conoscere le differenti possibilità di risparmio nelle spese relative ai consumi energetici.

In linea con il nostro obiettivo, in questo articolo parleremo di due voci spesso presenti nelle fatture dell’energia elettrica, che comportano oneri di spesa aggiuntivi: il CTS e il CTSm. Terminata la lettura dell’articolo, avrai capito cosa sono il CTS e il CTSm, a chi vengono applicati, a quanto ammontano e come agire per evitare di pagarli ancora. Iniziamo!

oneri in bolletta

CTS e CTSm sono costi di servizio? Come sapere se li stai pagando?

Probabilmente, ora che stai leggendo vorresti sapere subito se sono voci presenti nelle sue bollette. Prima di spiegare tutto nel dettaglio, anticipiamo quindi due aspetti:

1° punto: CTS e CTSm sono delle penali a tutti gli effetti e non – come erroneamente molti credono – dei costi di servizio. Per questo motivo, sono costi elevati ma eliminabili. Come? Lo vedremo qui tra poco.

2° punto: Essendo delle penali, non tutti vi sono soggetti. L’unico modo per sapere se li stai pagando è quello di controllare, una a una, le varie bollette dell’energia elettrica ricevute negli ultimi 12 mesi. Infatti, non è sufficiente verificare che CTS e CTSm non siano presenti nell’ultima bolletta ricevuta, perché vengono indicati solo in alcune bollette dell’anno. Il numero di rate annuali e la loro cadenza non sono disciplinati dalla normativa e sono a discrezione del fornitore energetico.

 

Cos’è il CTS?

Il CTS (Corrispettivo Tariffario Specifico) è un contributo richiesto, a partire dal 2008 (a seguito della delibera 333/07), solo ai clienti MT (in media tensione) che:

⦁ non hanno adeguato la loro cabina di trasformazione alla normativa CEI-016

⦁ se hanno effettuato richiesta di connessione prima del 16 novembre 2006, non hanno fatto produrre e inviato la dichiarazione di adeguatezza (DIDA).

Prima di addentrarci nell’ambito della dichiarazione di adeguatezza per capire in cosa consiste e come ottenerla, scopriamo anche cos’è il CTSm.

 

Cos’è il CTSm?

Il CTSm (Corrispettivo Tariffario Specifico Maggiorato) è una penale in vigore dal 2009 per i clienti MT che, come nel caso del CTS, non hanno adeguato la loro cabina di trasformazione alla normativa CEI-016 o non hanno fatto produrre e inviato la documentazione di adeguamento (DIDA) entro i termini stabiliti (si applica dall’1 settembre 2008 solo a determinati utenti a media tensione).

A quali utenti si applica il CTSm?

Il corrispettivo tariffario specifico maggiorato viene applicato:

  • a coloro che hanno una Potenza Disponibile (PD) inferiore o uguale a 400 kW se:
    • hanno richiesto un aumento di potenza pari o superiore a 50 kW
    • b. hanno applicato un prelievo di potenza superiore a quella disponibile almeno in due mesi distinti nell’anno solare
  • a coloro che hanno una Potenza Disponibile (PD) superiore a 400 kW  se:
    • hanno richiesto un aumento di potenza pari o superiore a 100 kW
    • hanno una applicato sistematicamente un prelievo di potenza superiore a quella disponibile
  • a coloro che hanno effettuato un aumento di potenza che abbia determinato il superamento dei 400 kW
  • a coloro che sono subentrati a una precedente utenza di durata inferiore a 365 giorni e che:
    • hanno richiesto aumenti di potenza nei parametri delle soglie elencate ai punti 1, 2, 3
    • hanno successivamente aggiunto nuovi trasformatori in parallelo, senza rispettare la norma CEI 0-16 sulla potenza massima, anche se hanno inviato la dichiarazione di adeguatezza.

Attenzione: Basta che si sia verificata una singola condizione, ad esempio 1 A, affinché si rientri nella categoria di utenti soggetta alla penale.

Ricapitolando, il CTS è una penale rivolta ai clienti in media tensione che non hanno adeguato le cabine di trasformazione e che non rientrano in nessuna delle situazioni descritte nell’elenco riguardante il CTSm.

Viceversa, appunto, viene applicato il CTSm che, come si può immaginare, è una sanzione più salata.

 

 

Come sono nate queste penali e perché esistono?

Il CTS è stato introdotto quando l’AEGG (Autorità per l’Energia Elettrica e per il Gas) ha deliberato un programma di miglioramento per garantire un aumento della qualità del servizio e della continuità dello stesso da parte dei fornitori di energia elettrica (deliberazione 333/07).

All’interno di questo programma, sono stati fissati anche i requisiti tecnici che il cliente finale deve rispettare se rientra all’interno degli utenti MT (ovvero a media tensione).

Il CTSm è stato introdotto successivamente, ma sempre per lo stesso obiettivo: lo scopo di CTS e CTSm è quello di convincere gli utenti MT a passare a una cabina di trasformazione più efficiente e a fornire la dichiarazione di adeguatezza.

L’introduzione del CTS e del CTSm, infatti, ha portato a una riduzione delle interruzioni del servizio elettrico, sia per numero, sia per durata.

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Come si calcola il CTS?

Dall’1 gennaio 2012, il calcolo del CTS si effettua su base annua e tiene della Potenza Disponibile (PD) del punto di prelievo.

In particolare:
⦁ Se la potenza disponibile è uguale o inferiore o 400 kW il CTS ammonta a 500 € annui
⦁ Se la potenza disponibile è compresa tra 400  e 3000 kW il CTS ammonta a 500+750x[(PD-400)/400]^0,7 €
⦁ Se la potenza disponibile è superiore a 3000 kW ammonta a 3280,36 €
Nella migliore delle ipotesi, quindi, un mancato adeguamento alla normativa costa 500 € annui di CTS, che possono arrivare a essere più di 3000 € in caso di maggiori consumi.

 

Come si calcola il CTSm?

Per gli utenti che, invece, rientrano nella casistica del CTSm, si parte comunque dal calcolo del CTS, per poi calcolare l’ammontare della penale con il seguente calcolo: CTSm = CTS x (1 + n) dove n indica il numero di anni successivi al raggiungimento delle condizioni soggette a penale.

Il CTSm, quindi, è una penale che aumenta costantemente di anno in anno.

 

Come smettere di pagare queste penali?

Come si sarà intuito, l’unico modo per non pagare più costi importanti e superflui in bolletta è quello di adeguare il proprio impianto alle normative vigenti.

Le regole che li disciplinano sono indicate:
⦁ nel comma 35.1 dell’allegato A alla delibera 333/07 e nell’allegato C alla delibera ARG/elt 33/08
⦁ nel comma 35.2 della delibera 333/07.

Una volta provveduto alle operazioni di adeguamento, inoltre, alcuni utenti MT dovranno fornire la DIDA.

 

Quali utenti devono inviare anche la DIDA (Dichiarazione Di Adeguatezza)?

La dichiarazione di adeguatezza non è necessaria per tutti gli utenti in media tensione. La DIDA, infatti, è obbligatoria solo per gli utenti MT che hanno effettuato richiesta di connessione alla fornitura energetica prima del 16 novembre 2006. In questi casi, dopo aver provveduto alle modifiche previste per gli impianti, per ottenere la DIDA ci si può rivolgere a:

responsabile tecnico di imprese installatrici abilitate in esercizio da almeno cinque anni
⦁ un professionista, iscritto all’albo adeguato, che abbia esercitato la professione per almeno cinque anni nel settore impiantistico elettrico;
responsabile dell’ufficio tecnico interno dell’impresa non installatrice, in cui la cabina è installata,
Per verificare tutte le condizioni che deve possedere il certificatore si può consultare l’articolo 3 del decreto 22 gennaio 2008, n. 37, per gli impianti di cui all’art. 1, comma 2 A del decreto stesso.
Infine, una volta ottenuta, la dichiarazione va inoltrata all’ente distributore.

 

Vantaggi di una cabina di trasformazione a norma

Nonostante non si tratti di un cambiamento obbligatorio e nonostante questo sia a discrezione del singolo, va detto che un impianto a norma garantisce un servizio migliore, ha una probabilità molto inferiore di guasti e consente di ottenere un indennizzo in caso di guasti o di sospensioni importanti del servizio.

Insomma, i vantaggi di un adeguamento degli impianti superano gli svantaggi. E non solo relativamente alle spese per le bollette!

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Aumento delle bollette 2021

Aumento delle bollette 2021

Nonostante gli interventi del governo, sono ormai ufficiali le maggiorazioni sulle bollette di luce e gas. In via generale gli aumenti sono dovuti ad un innalzamento del costo della materia prima che di conseguenza ricade sul portafoglio del consumatore.
Il governo insieme all’ente ARERA sono intervenuti cercando di mitigare l’aumento dei prezzi sia nel settore del gas, sia nel settore dell’energia elettrica.